lunedì 17 febbraio 2014

Riso venere con gamberi, salmone e carote

Profezie autoavveranti. Credici tu che ci credo anch'io. E' un pensiero che mi rincorre da un po' di tempo, di cambiamenti e di ricostruzioni.
 Avete presente quei corteggiatori troppo insistenti, di quelli che, sì insomma, mi convince, mi piace, forse anche parecchio, ma se poi si rivela il solito scemo?
Rischiare o non rischiare? This is the Question.
E rischi: rispondi ai primi messaggi, una cena perché no, ti porta pure i fiori, ma sarà un segnale positivo?, paga anche il conto, sìsì cara la mia pars destruens, non ci ha neppure provato subito quando mi ha riaccompagnata a casa.
Questa è stata finora la mia relazione, un po' timida e fuggevole, con le profezie autoavveranti.
Segnali da entrambe le parti. Encefalogramma piatto. Bippppppppppppppppppppppp.
E ti chiedi: perché? Non bastano i segnali di fumo o di whattsapp. Lasciamoli agli indiani e ai futuri operati di dito a scatto e tunnel carpale. Serve ben altro. Qualcosa di così ovvio da essere inimmaginabile. Passi. Servono passi. Tutto qui?, mi chiedo. Sì, mi rispondo.
Perché stiamo parlando di profezie autoavveranti, mica di pizza e fichi. Si autoavverano perché tu fai sì che succeda.
Sono convinta che sia solo una cosa a distinguerci dagli animali. E non è il pensiero. Sono convinta che il mio gatto abbia pensieri più profondi di 1/4 delle mie conoscenze. Non è l'amare. Non è nemmeno la parola né la capacità di sorridere, come avrebbe detto Sanguineti.
E' il coraggio. Con tutta la terrificante bellezza che porta con sé.

Ingredienti per 4 persone:

  • 400 gr di riso venere
  • 180 gr di filetto di salmone
  • 300 gr di gamberi
  • 3 carote
  • 1 scalogno
  • olio
  • sale e pepe q.b.
  • 2 cucchiaini di zenzero macinato
  • prezzemolo q.b.
  • 1 bicchiere di vino bianco fermo

 Tagliate a rondelle le carote, private il salmone della pelle e tagliatelo a tocchetti. Eliminate il carapace e il filamento dell'intestino dai gamberi. Nel frattempo fate bollire il riso venere per 18/20 minuti in abbondante acqua salata. In una padella soffrigete lo scalogno tagliato sottile e aggiungete i gamberi e il salmone. Sfumate con il vino bianco e fate saltare 10 minuti. Intanto fate saltare in una padella (meglio in un wok se l'avete) le carote per dieci minuti e poi aggiungetele al pesce e spolverizzate con lo zenzero, bagnate con un cucchiaio d'acqua e proseguite la cottura per due minuti.
Unite il riso e saltate tutto insieme per tre minuti, aggiungete il prezzemolo e servite in tavola!




lunedì 13 gennaio 2014

Raviolone al tuorlo fondente

Due è il numero con cui apro questo 2014. Due sono i mesi trascorsi all'estero per lavoro e dal mio ultimo post qui (toglietemi tutto, ma non gas e forno). Due volte dieci è il numero di anni trascorsi dal ricordo che mi ha dato lo spunto per questo piatto.
Da bambina avevo una gallina domestica. Si chiamava Guendalina ed era proprio una brava gallina. Di quelle con le penne sempre lisce. Le zampe sempre in ordine. Insomma, una gallina di tutto rispetto. Ma Guendalina non era una gallina felice. Non razzolava mai per il cortile e non faceva mai coccodè. Io la portavo sempre con me, in un cestino di vimini, e lei se ne stava lì, accucciata e tranquilla. E mi illudevo che fosse felice: parliamoci chiaro, nessun pollaio angusto, nessuna gallina con cui litigare per la paglia migliore, nessun gallo da tenere a bada, perché si sa, i galli sono tutti uguali e non ci sono più quelli di una volta. Cosa si potrebbe volere di più?
Un giorno, Guendalina mi sfuggì e scappò. Mentre mi disperavo stringendo quell'ultima penna, la famigerata lezione di vita venne a riscuotere. E capii: per quanto mi sforzassi di trasformare Guendalina in un appropriato animale domestico, lei aveva un unico, banalissimo desiderio: essere una banalissima gallina. Da quel giorno, iniziai a comprendere la crudeltà delle cose banali.
L'ultimo due di questo post riguarda il piatto dello chef Valentino Marcattilli, executive chef del ristorante San Domenico di Imola. Molte persone hanno una to do list con le cose da fare prima di morire. La mia è un po' diversa: i 100 posti dove mangiare prima di morire.
La prima volta che ho visto questo piatto ho pensato: "meraviglia!!due piatti in uno!". Mi ci sono messa, con la testardaggine degna di un oplita che mi caratterizza sempre e, un tentativo dopo l'altro, sono giunta a un risultato accettabile.
Le foto sono del mio primo tentativo, appena avrò le altre le sostituirò.

Raviolone  al tuorlo fondente (Ingredienti per 4 persone)

Per la pasta:
  • 200 gr di farina di forza (io consiglio una farina di grano duro tipo 0)
  • 2 uova
  • sale q.b.
Per il ripieno:
  • 250 gr di spinaci
  • 200 gr di ricotta
  • 1 scalogno
  • noce moscata
  • sale, pepe q.b.
  • 10 gr di burro
Per il condimento:
  • 50 gr di grana grattuggiato
  • 20 gr di burro
  • 4-5 foglie di salvia.


Iniziamo a preparare la pasta. Lavorate la farina con le uova e il sale. Formate una palla e lasciate riposare in frigorifero per 40 minuti. Nel frattempo lessate gli spinaci e scolateli con molta attenzione, onde evitare che rimanga acqua negli spinaci che possa rompere la pasta del raviolo.
Tritate finemente lo scalogno e fatelo rosolare con il burro; unite gli spinaci strizzati e saltate per circa 10 minuti. Fateli raffreddare e uniteli alla ricotta; aggiungete sale, pepe e noce moscata.
Mettete a bollire una pentola d'acqua. Tirate fuori la pasta e stendetela fino al massimo della vostra macchina e formate due strisce lunghe e molto sottili, alte una decina di cm e del diametro di 14 cm. Per questa operazione, aiutatevi con un coppapasta.
Mettete il ripieno in una sac a poche e, contando due dita dal bordo per lato, stendete il ripieno al centro, formando due cerchi concentrici. Aiutandovi con le mani, appiattite il centro del ripieno, così da formare una sorta di cestino. Ora ponete al centro di ogni ripieno un tuorlo, facendo molta attenzione a non romperlo.
Fate fondere il burro con la salvia e tenete a portata di mano il grana grattuggiato.
Sigillate il raviolo con il secondo cerchio di pasta, prestando attenzione a far fuoriuscire l'aria e sigillando i due cerchi di pasta con i polpastrelli bagnati.
Cuocete i ravioli non più di due alla volta e per 2 minuti.
Scolateli e fateli saltare con burro e salvia. Cospargete con il grana e servite!!




giovedì 31 ottobre 2013

Verdure caramellate

Ogni mattina si è attraverso strani canyon di carta, alti, altissimi, in cui ti vedi fuor di te, poco più di un puntino, e speri che quelle pareti così difficili da scalare non crollino su se stesse. Il castello è abbarbicato e difficilmente raggiungibile, si capisce, è da contratto: questa è una storia di tutto rispetto. Ma finalmente arrivi a un inizio che sa di finescopoconquista e per una manciata di secondi capisci cosa deve aver provato Ercole a nascere figlio di Zeus. Ascendi al tuo personalissimo Olimpo e ti folgora il pensiero di avercela fatta, di essere riuscita nonostante te stessa, il problema più grande, a ritagliarti un angolo d'aria che ti spettasse di diritto.
Non c'è molto da dire: in genere, quando si viene folgarati,o ci rimani o ti porti sulla pelle quell'invisibile traccia indelebile del passaggio di qualcuno o qualcosa più forte di te, ti schiaccia a terra, ti pesta e ti ruba anche quell'aria che era tua da prima, e provi a dire "no, scusi, mi perdoni, ma quell'aria me la sono portata da casa".
Ogni passo è come sentire il parquet  che sale molle nelle vene e grippa le ginocchia.
Scriiiiiiiiiiiiiiiiiic. Scricchiola il legno sotto il peso e subito sono due, quattro, dieci biglie a fissarti intente. Aspetti di nuovo quel ringhio, ma è solo della tua pesantezza. E allora ti chiedi perché anche tu non possa essere così leggera, di quelle leggerezze che il vento porta via e lancia in orbita.
Poi, due biglie sono due occhi imbarazzati che dicono: "si sarà sentito?". E mentre pensi a equilbri di pesantezze leggere e leggerezze pesanti, ti ritrovi a cucinare un piatto di verdure light che vogliono qualcosa in più e condimenti che cercano di scendere.

Verdure caramellate (per due persone):
  • 1 scalogno
  • 1 zucchina
  • 2 carote
  • 1 peperone
  • 1 cipolla rossa di Tropea
  • 3 cucchiai di salsa di soia
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna
  • 1 cucchiaino di miele d'acacia
  • olio evo e sale q.b
Tritate finemente lo scalogno. Iniziate a preparare le altre verdure: tagliate a pezzi grossolani e mediamente spessi la zucchina, le carote, il peperone e la cipolla.
Scaldate in una padella capiente due cucchiai d'olio e fate imbiondire lo scalogno. Unite le zucchine e lasciate cuocere a fiamma media per circa 8 minuti. Aggiungete i peperoni e proseguite la cottura per altri 7-8 minuti. Aggiungete le carote e continuate la cottura per altri 5 minuti. Infine, mettete la cipolla e cuocete nuovamente per 5-6 minuti. Alzate la fiamma e bagnate con la salsa di soia; aggiungete lo zucchero, il miele e per finire salate le verdure. Saltate un paio di minuti e servite.
Le verdure devono risultare cotte ma rimanere un po' croccanti.






martedì 15 ottobre 2013

Ravioli ai porcini con speck croccante, fonduta di grana e pepite di polenta

Cambiamento: sostantivo maschile, deverbale nominale. Dal latino tardo cambiare, derivato dal greco kambein: curvare, girare intorno, piegare e per estensione indica il tramutare o permutare, da cui, in senso figurato, deriva il concetto di trasformazione. 
Un concetto neutro: come la nebbia. Quando sale, la nebbia, non puoi aspettare che passi: il rischio è rimanere fermi. Certo, anche uscire non è il massimo: ti entra dentro, l'umidità fa il sangue viscoso e quell'universo lattiginoso diventa parte del tuo orizzonte. 
Allora ti chiedi: vale la pena uscire? Insomma, posso farne a meno? Qual è la misura dell'intenzione di ciascuno di noi?
La nebbia, qui, dura mesi. Mesi di bianco, di denso, di ininterrotta rugiada. Esci: apri la porta e subito è la gola come acqua morta, acqua senz'acqua. Ti brucia il ghiaccio della pelle e ti stritola una paura antica: rimanere bloccato. Annegare nell'aria.
Poi respiri, lasci che tutto quel bianco ti prenda: da qualche parte, dentro di te si accende la consapevolezza che non può farti male. E per questo puoi solo ringraziare, e ringraziare non basta, chi hai davanti. Persone che hai sempre saputo grandi, ma di cui non hai mai compreso fino in fondo la portata di quella grandezza. 
Un amico coraggioso, ma che più coraggioso non si può. 
Un amico che tutte le volte che ti scrive ti ritrovi a pensare: no, ma che sul serio? dov'ero negli ultimi dieci anni? 
Un amico che inaspettatamente ti fa capire di cosa potresti essere capace.
Un amico che è partito e che torna. E ogni volta il ritrovarsi è conoscere e prendere avidamente e reciprocamente un po' di quello che ci siamo persi.
Un amico che ha dato il nome a questo blog e che è membro fondamentale della mia seconda famiglia.
Un amico che ha avuto la forza di uscire e scoprire cosa c'è dietro il nostro mare bianco.
Un amico che mi ha ispirato questo piatto, in cui tutto parla di lui. In cui ogni ingrediente semplice si scopre foriero di sapori, di nuove cose di casa. 


Ingredienti per 4 persone
  • 400 gr di ravioli freschi ai funghi
  • 400 gr di funghi misti freschi
  • 1 carota
  • 1 gambo di sedano
  • 150 gr di speck tagliato in due fette spesse
  •  60 gr di grana grattuggiato
  • 30 gr burro
  • 100 ml di latte
  • 1 tuorlo
  • 1 spicchio d'aglio
  • prezzemolo 
  • 100 ml di vino bianco secco
  • sale e pepe q.b. 
  • 50 gr di polenta
  • olio evo
  • 30 gr di granella di nocciole

Preparate la polenta in anticipo, come indicato sulla confenzione. Stendetela su un tagliere e lasciatela raffreddare. 
Scaldate una pentola d'acqua, dove cuocerete i ravioli.
Iniziate a preparare il sugo di funghi: puliteli accuratamente e affettateli. Scaldate in una padella due cucchiai d'olio e disponetevi l'aglio vestito (con la buccia) e schiacciato con i rebbi di una forchetta, il prezzemolo precedentemente lavato e tritato con una mezzaluna e le verdure sminuzzate. Fate rosolare, prelevate l'aglio e unite i funghi. Dopo tre-quattro minuti sfumate con il vino, abbassate la fiamma e cuocete per 10 minuti. 
Tagliate a quadratini lo speck e fatelo rosolare senza aggiungere condimenti fino a quando non diventa croccante.
Preparate la fonduta:  scaldate il latte in un pentolino, aggiungete 20 gr di burro, il grana e il tuorlo. Mescolate fino a creare una crema densa della consistenza di una fonduta.
Cuocete i ravioli fino a quando non vengono a galla.
Friggete in una padella dai bordi alti la polenta precedentemente tagliata a tocchetti.
Saltate i ravioli nel sugo di funghi con il burro rimasto, aggiungete lo speck, la fonduta di grana e prelevate dal fuoco. Impiattate adagiando sopra i ravioli i tocchetti di polenta e la granella di nocciole: servite ben caldo. 







giovedì 3 ottobre 2013

Non è il solito hamburger americano ovvero Panino con polpette, crema di verdure, brunoise di zucchine e patatine

Lui è inglese. E non sono sicura che mi piaccia. Voglio dire,nutro per lui una stima profonda. Autodidatta. Ambizioso e di talento. Geniale, unico e leggendario. Uno che non si può definire fuori dagli schemi, ma piuttosto è uno che li frantuma e poi gioca con i cocci e li rimette insieme in un modo che proprio non ti aspetti, a tratti quasi ti infastidisce. Heston Blumenthal. E' inaspettatamente entrato nella lista dei miei desiderata riguardante i posti dove vorrei mangiare prima di morire. Non saprei spiegare il mio rapporto con la sua cucina. Potremmo dire che è come uno che ha il terrore dei ragni e ne vede uno sul soffitto: rimane lì a osservarlo, pervaso da un sottile,rivoltante piacere. Nell'istante in cui si riconoscono, gli è assolutamente impossibile distogliere lo sguardo, impossibile il movimento. Io vivo l'incantamento dei suoi piatti. Mi scopro affascinata, diffidente, stimolata. A tratti perfino disgustata. Mi frantuma, esattamente come lui frantuma sapori, consistenze, temperature, colori. Altri chef in qualche modo vicini al suo stile mi lasciano del tutto indifferente. Non sono solo attratta dalla sua cultura culinaria, ma dalla sua storia, da quello che si scopre dietro ogni piatto. Se fossimo all'asilo, passerei il giorno a tirargli le trecce.
Mi sono imbattuta nella sua ricetta dell'hamburger perfetto. Quando avrò un tritacarne e una friggitrice seria (sono ufficialmente nella mia wish list), tenterò la scalata all'Everest. Per ora, questa è una versione con variazione del solito hamburger.

Panino con polpette, crema di verdure e dadini croccanti di zucchine e patatine

Ingredienti per 4 persone (con un avanzo di polpette per il giorno dopo):
  •  4 panini per hamburger
Per le polpette: 
  • 100 gr di mortadella
  •  300 gr trita sceltissima di manzo
  • 300 gr trita di suino e pollo
  • 300 gr di stracapra (una sorta di fontina di capra)
  • 2 uova
  • 40 gr di pangrattato
  • 50 gr grana grattugiato
  • sale q.b.
  • un pizzico di noce moscata
Per la crema di verdure:
  •  1 gambo di sedano
  • 2 carote
  • 1 scalogno
  • 300 gr polpa di pomodoro
  • 1 bicchiere di vino bianco
Per la brunoise di zucchine:
  • 2 zucchine
  • 20 gr di burro
  • 1 qualche fogliolina di timo
Per le patatine:
  • 1 kg di patate rosse  (ideali per friggere)
  • sale
  • olio di arachidi
Preparate con largo anticipo le patate: perché risultino croccanti, devono stare ammollo per almeno due ore, così da rilasciare l'amido. Quindi, prima di tutto, sbucciate e sciacquate le patate e tagliatele a fiammifero e lasciatele in ammollo. Mettete a bollire una pentola d'acqua e, raggiunto il bollore, scottate tre minuti le patate.Scolatele e asciugatele accuratamente. Preparate la crema di verdure. Tritate molto finemente il sedano, le carote e lo scalogno. Scaldate due cucchiai di olio evo  e fate soffriggere le verdure.Sfumate con il vino bianco e aggiungete un cucchiaino di zucchero: servirà a bilanciare l'acidità del vino e del pomodoro. Aggiungete la polpa di pomodoro e fate cuocere a fuoco molto basso per almeno 20 minuti.
Tritate la mortadella e unitela alle due varietà di trita. Amalgamate la carne con le uova, il grana e il pangrattato.  Tagliate a dadini il formaggio di capra: unitelo all'impasto di carne, salate e grattugiate la noce moscata. Formate delle polpettine di egual misura. Il formaggio va nell'impasto e non nel panino: quando taglierete le polpette, il formaggio fuoriuscirà: filante e morbido.
Scaldate tre cucchiai di olio evo e cuocete le polpette per 20 minuti.
Tagliate le zucchine a brunoise. Sciogliete il burro in un pentolino con il timo tritato. Unite le zucchine e cuocete per 15 minuti. Devono cuocere, ma rimanere croccanti.
Scaldate il forno, tagliate a metà il pane e tostate un minuto per lato.
Scaldate l'olio per friggere (se non avete una friggitrice come la sottoscritta, aiutatevi con un termometro da cucina). Cuocete per 6-7 minuti con olio a 130°, tamponatele con carta assorbente e poi 2 minuti con olio a 190°. Inutile dire che vanno servite calde e croccanti!
Impiattate: disponete su metà panino la crema di verdure, le polpette e la brunoise di zucchine con il burro al timo. Accompagnate con le patatine e servite!




martedì 20 agosto 2013

Millefoglie di pane carasau con carpaccio e scaglie di pecorino aromatizzata con olio tartufato

E' semplicemente una questione di spazi. Da bambine ci raccontano che siamo tutte principesse, troveremo un principe e andremo a vivere in un castello. Come se non bastasse, alle fiabe della buonanotte dà il fianco quel buontempone di Walt Disney con la sua serie di eroine in gonnella e taffettà. All'anagrafe, il caro Walt non è di certo una signorina. Anche se avesse disegnato tutte le sue storie nell'anonimato, non potremmo avere dubbi circa il sesso del famigerato agente matrimoniale. Hanno tutti un castello, 'sti principi. E guarda un po', i banchetti alla fine di ogni storia sono sempre luculliani e memorabili, di almeno 47 portate, buffet di dolci e tagliere di formaggi con confetture e miele. Capirai, hai a disposizione la cucina di un castello: ti piace vincere facile, Walt.
Sicuramente, il signore in questione non si è mai preoccupato degli spazi in cucina e all'agenzia matrimoniale non ha mai visionato i video di presentazione di principi dotati di mono, bi e trilocali.
A nostro vantaggio, si sono verificate due condizioni. La prima è che ci sono un sacco di principi non appiopati alla Belle o Aurora di turno dotati di bilocali. La seconda è che la mancanza di spazio, e la relativa concentrazione di calore, ci costringe alla creatività e all'inventiva. Così, con il mio principe e il suo bilocale siamo giunti a compromessi. In estate si cucinano piatti veloci, non importa che siano caldi o freddi: la dispersione di calore deve essere limitata nel tempo. Patto siglato e, per una cena in un sabato di deserto, è saltato fuori questo.

Ingredienti (per 4 persone)
  • 400 gr di pane carasau
  • 400 gr di carpaccio di manzo
  • 80 gr di pecorino (meglio un tipo a pasta dura)
  • olio tartufato q.b.

Spezzate il pane carasau e disponete la base. Mettete tre fette di carpaccio, grattuggiate il pecorino a scaglie e condite con l'olio tartufato. Proseguite per altri tre strati. Per permettere all'olio tartufato e al pecorino di "lasciar andare" il loro sapore, sarebbe meglio preparare il piatto con due-tre ore di anticipo.








lunedì 12 agosto 2013

Risotto estivo con prosciutto crudo e melone

Certo, fa caldo. Agosto nella pianura padana con afa, zanzare e altri strumenti del demonio non è proprio il massimo. Le tardive ferie si avvicinano, ma per ora siamo ancora qui, pesci boccheggianti. Lasciatemi dire, però, che proprio non sopporto chi dice "oh, giusto cielo, no, non mi va di mangiare qualcosa di caldo"; ma sulle coste pugliesi il nostro malcapitato fugge inorridito davanti ai ricci di mare crudi. E freddi. Insomma, come direbbe il royal baby: are you kidding me? Pertanto, continuo da brava oplita sulla mia strada, e, quando mi va, cucino imperterrita piatti caldi. Si capisce, il paiolo si gode il riposo del gurriero, prima di riprendere la sua intensa e calda attività invernale, ma le mitologiche vie di mezzo offrono comunque buone idee. Come questa, letta anni fa in una rivista mentre ero dal parrucchiere. Unica variante è la sostituzione della pasta con il riso. Come piatto caldo si lascia tollerare.

Risotto estivo con prosciutto crudo e melone (per 4 persone)

  • 500 gr di riso carnaroli
  • 1 melone 
  • 150 gr di prosciutto crudo
  • 1 scalogno
  • 1 bicchiere di birra chiara
  • brodo di verdure q.b.
  • olio evo e sale q.b.
  • 30 gr di burro
  • 40 gr di grana grattuggiato

Tritate finemente lo scalogno, scaldate due cucchiai di olio in una padella capiente e lasciate imbiondire alcuni minuti. Tostate il riso per alcuni minuti (3-4 dovrebbero bastare) così che si liberi l'amido e si crei attorno a ogni chicco quella sottile pellicola che permetterà una perfetta mantecatura ed eviterà un risotto "sgranato". Bagnate con la birra e, una volta evaporata, iniziate la cottura del riso. Aggiungete il brodo, regolato di sale, ogni volta che viene assorbito dal riso, fino al termine della cottura (16 minuti circa). Sbucciate il melone, eliminate i semini e tagliatelo a tocchetti. Quando il riso arriva a metà cottura, aggiungete i dadini di melone e procedete con la cottura.
Accendete il forno e impostatelo sulla cottura grill (o forno statico) a 200°. Disponete le fette di prosciutto ben stese su una teglia e infornate per 5 minuti, così da renderle croccanti, aumentare la sapidità e giocare con le consistenze nel vostro piatto.
Prelevate il prosciutto e tagliatelo a striscioline e unitele al riso durante gli ultimi 2 minuti di cottura.
Procedete con la mantecatura unendo burro e grana.